
Riflettere sul significato dell’esperienza del mondo attraverso l’intelligenza artificiale è fondamentale nel contesto attuale: è quanto afferma il curatore della mostra al Jeu de Paume intitolata “Le monde selon l’IA”.
Il Jeu de Paume di Parigi presenta un’esposizione dedicata al legame tra intelligenza artificiale e creazione artistica. Attraverso una prospettiva storica e critica approfondita, “Le monde selon l’IA” (Il mondo attraverso l’intelligenza artificiale) riunisce, fino al 21 settembre 2025, opere di 43 artisti internazionali, tra cui Grégory Chatonsky, Agnieszka Kurant, Christian Marclay, Trevor Paglen e Hito Steyerl.
Riflettere sul significato dell’esperienza del mondo attraverso l’intelligenza artificiale diventa imprescindibile nel contesto attuale, a causa delle profonde implicazioni sociali, politiche e ambientali. Ne discutiamo con il curatore italiano Antonio Somaini, il quale, nel catalogo della mostra, sottolinea che “l’impatto dei modelli di intelligenza artificiale sulle immagini, sulle pratiche artistiche e sulla cultura visiva in generale è uno dei fenomeni più significativi in un ambito caratterizzato da operazioni discrete, processi invisibili e scatole nere”.
Intervista ad Antonio Somaini, curatore della mostra al Jeu de Paume di Parigi:
In che modo questa esposizione si differenzia dalle altre dedicate all’intelligenza artificiale?
Si tratta della prima grande mostra collettiva a offrire una riflessione strutturata su quanto avvenuto nel campo dell’intelligenza artificiale dal 2022, anno in cui è stato lanciato ChatGPT e sono emersi modelli capaci di generare immagini e video. A differenza di altre recenti esposizioni, prevalentemente personali – come quella di Holly Herndon e Mat Dryhurst alla Serpentine di Londra, o di Refik Anadol al MoMA – qui si intende fornire una visione critica complessiva. L’esposizione introduce anche una dimensione storica attraverso le “capsule temporali”: vetrine allestite con oggetti storici che consentono di esplorare l’archeologia dei media e di collocare con maggiore consapevolezza questa rivoluzione tecnologica nel suo contesto.
Come ha selezionato gli artisti?
Avendo lavorato su queste tematiche per sei o sette anni, avevo già identificato figure chiave come Trevor Paglen, Hito Steyerl e Grégory Chatonsky. Tuttavia, ho attivato contatti per ampliare le mie ricerche, raccogliendo segnalazioni da colleghi e amici e seguendo discussioni in gruppi WhatsApp, dove circolavano freneticamente link a testi, mostre e articoli. Questo approccio mi ha permesso di scoprire non solo opere già esistenti, ma anche progetti in fase di sviluppo, alcuni dei quali sono stati presentati in anteprima in questa mostra.
