
Il governo ha deciso di rafforzare la tutela del Made in Italy introducendo una certificazione ufficiale per la filiera moda. Con emendamenti al ddl sulle PMI — attesi entro la prossima sessione di bilancio — il Ministero delle Imprese e del Made in Italy istituirà un sistema unico di certificazione annuale, soggetto ad audit e ispezioni, e un registro pubblico delle aziende certificate con possibilità di revoca per violazioni. L’iniziativa, presentata dal ministro Adolfo Urso e frutto del confronto con le principali associazioni del settore, mira a garantire sostenibilità e legalità e a rilanciare la reputazione internazionale del comparto. Nel pacchetto “Destinazione Italia” sono previste inoltre misure per attrarre investimenti e professionalità estere (agevolazioni fiscali per pensionati stranieri, facilitazioni per manager e visti per smart workers).
La riforma arriva in un momento di reputazione fragile per il Made in Italy, segnato da inchieste, proteste operaie, esternalizzazioni contestate e acquisizioni da gruppi esteri, fenomeni che hanno alimentato il fenomeno del “Made‑in‑Italy‑washing”. Resta aperto il dubbio se una certificazione normativa basterà a ricostruire la fiducia dei consumatori e a restituire autenticità al marchio.
