
Secondo il rapporto SHC dell’IEA, nel 2024 i principali mercati europei del solare termico hanno subito ribassi marcati: Germania -42%, Polonia -43%, Spagna -30%, Italia -36%, Grecia -26%; solo Cipro è in lieve crescita (+2%) e l’Austria è stagnante. Dopo un rimbalzo nel 2022, il settore non ha consolidato il recupero.
Fattori che hanno frenato il mercato:
- aumento dei tassi d’interesse e calo degli investimenti;
- incertezza politica sulle politiche di abbandono dei fossili;
- politiche pubbliche intermittenti e sussidi poco chiari;
- prezzi più bassi del gas e dell’ETS industriale;
- concorrenza crescente delle pompe di calore;
- moduli fotovoltaici asiatici a basso costo che sottraggono spazio e competitività.
Possibili leve europee:
- il quadro normativo (Green Deal, Fit for 55) e iniziative come il Clean Industrial Deal e la Banca per la decarbonizzazione industriale potrebbero favorire il rilancio, ma tempi e complessità politiche rischiano di rallentare l’effetto.
- il Net Zero Industry Act punta a rafforzare la capacità produttiva europea; il fatto che molti collettori siano prodotti in Europa è un vantaggio competitivo.
Ruolo di Solar Heat Europe:
- promuovere il solare termico in edifici, reti di teleriscaldamento e industria;
- fornire supporto tecnico e formativo (webinar per l’attuazione dell’art.10 EPBD);
- chiedere coerenza e sostegno politico degli Stati membri per tecnologie “no-regret” come il calore solare, evitando politiche a intermittenza.
Il solare termico dispone di vantaggi industriali e normative potenzialmente favorevoli, ma per invertire la tendenza servono politiche chiare, sostegno continuo e semplificazione delle misure di incentivazione.
