
Il Signor Armani si è spento serenamente, all’età di 91 anni, circondato dagli affetti più cari. La camera ardente sarà allestita sabato 6 e domenica 7 settembre (ore 9–18) presso l’Armani/Teatro in via Bergognone 59 a Milano; i funerali, per sua volontà, si terranno in forma privata.
Alla Scala è stato osservato un minuto di silenzio: il sindaco Giuseppe Sala ha concluso l’omaggio con un commosso “Grazie Giorgio”, definendolo simbolo della “Milano migliore”, capace di coniugare bellezza, impresa e artigianato. Autorità, istituzioni e colleghi — da Mario Draghi a Sergio Mattarella, da Alessandro Benetton ad Antonio Marras — hanno reso omaggio a un talento che ha «illuminato l’Italia» e ridefinito i canoni dell’eleganza mondiale.
Ancora attivo fino a pochi giorni fa, Armani aveva recentemente acquisito “La Capannina”, segno del legame con le sue radici, e aveva supervisionato la collezione dei 50 anni che sfilerà a settembre. Qualche settimana prima del suo novantunesimo compleanno era stato colpito da un’infezione polmonare, che ne aveva condizionato la presenza agli ultimi eventi.
Maestro dello stile e punto di riferimento per il cinema e il red carpet — da Richard Gere a George Clooney — Armani lascia un’impronta indelebile: dalla giacca destrutturata ai celebri “power suit”, fino a un impero economico costruito in mezzo secolo. Il Gruppo Armani ne annuncia la scomparsa con “infinito cordoglio”, ricordando l’instancabile passione e l’impegno che hanno segnato la sua vita e la sua città.
Biografia:

Giorgio Armani (Piacenza, 11 luglio 1934 – Milano, 4 settembre 2025) è stato uno stilista e imprenditore italiano, fondatore dell’omonima maison, tra i marchi più influenti della moda mondiale.
Figura chiave dalla fine degli anni Settanta, rivoluzionò il menswear introducendo la giacca destrutturata più morbida e fluida inaugurando un linguaggio di eleganza minimalista che ridefinì i guardaroba maschili e femminili. Le sue creazioni, rese celebri anche dal cinema (su tutte i completi di Richard Gere in American Gigolò), lo imposero come riferimento per il red carpet e per l’abbigliamento professionale internazionale.
Nato a Piacenza e formato a Milano, iniziò la carriera come vetrinista e commesso presso La Rinascente, quindi lavorò per Nino Cerruti prima di fondare, nel 1975 con Sergio Galeotti, la Giorgio Armani S.p.A. La maison crebbe rapidamente: negli anni Ottanta lanciò linee come Emporio Armani e Armani Jeans, ampliò il suo raggio d’azione nel profumo, nell’eyewear e nell’editoria, e consolidò una presenza globale con boutique e collaborazioni cinematografiche. Tra i riconoscimenti nazionali vi sono alte onorificenze dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana.
Lo stile di Armani è caratterizzato da tagli netti e una palette sobria (beige, grigio, greige e il celebre “blu‑Armani”), ispirazioni dal cinema classico e, talvolta, da influenze orientali. Le sue giacche destrutturate e i “power suit” sono divenuti icone di eleganza: capi sobri, funzionali e senza tempo.
Oltre alla moda, ha finanziato il restauro di beni culturali e sostenuto iniziative filantropiche; ha collaborato col cinema firmando costumi per film nazionali e internazionali. Ha guidato anche progetti nel mondo dello sport (tra cui il sostegno all’Olimpia Milano e la linea EA7) e della musica d’ambiente attraverso raccolte sonore legate al brand.
Nella vita privata mantenne grande riserbo; ebbe una lunga relazione con Sergio Galeotti. Molte delle sue scelte personali e professionali riflettevano l’attaccamento alle radici e a Milano, città che contribuì a rendere capitale internazionale del prêt‑à‑porter. Lascia un impero creativo ed economico che ha consacrato l’Italia nel panorama globale dello stile.
