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La farmacia di comunità si sta affermando come attore centrale nella ridefinizione del modello sanitario nazionale, in linea con gli obiettivi della Missione 6 “Salute” del PNRR e con l’esigenza crescente di gestire in modo efficace le patologie croniche. Grazie alla sua capillarità e alla sua vocazione di prossimità, la rete farmaceutica italiana rappresenta una risorsa strategica per il Servizio Sanitario Nazionale, capace di alleggerire la pressione sugli ospedali e di rafforzare l’assistenza territoriale.

Questa visione è emersa con chiarezza durante il convegno Cronicità e territorio. Nuove strategie di cura, promosso a Roma da Sumai Assoprof e al quale ha partecipato Alfredo Procaccini, vicepresidente di Federfarma nazionale. Un orientamento analogo è stato ribadito anche a Milano, in occasione della presentazione dei risultati di un’indagine pionieristica condotta da Confservizi Lombardia.

Con circa 20.000 punti di accesso e oltre 4 milioni di cittadini serviti quotidianamente, la farmacia non è soltanto un luogo di dispensazione dei farmaci, ma un nodo essenziale della rete assistenziale. Come ha sottolineato Procaccini, essa costituisce un alleato naturale del SSN, chiamato a svolgere un ruolo sussidiario e collaborativo con medici e altre figure sanitarie, soprattutto nella gestione dei pazienti cronici e nel monitoraggio della terapia.

L’ampliamento delle funzioni delle farmacie produce benefici sia clinici che economici: favorisce la continuità terapeutica, migliora l’aderenza alle cure e contribuisce a prevenire errori terapeutici o usi impropri di farmaci, riducendo così ricoveri evitabili e costi sistemici. In un contesto in cui il SSN punta a un modello sempre più territoriale e integrato, la farmacia di comunità già avanzata in termini di digitalizzazione  può fungere da volano per l’innovazione, facilitando la sinergia tra competenze diverse e sostenendo la transizione verso un’assistenza più efficiente, accessibile e centrata sul paziente.

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