
In arrivo misure per arginare l’invasione del fast fashion e rafforzare la tutela del Made in Italy, emerse oggi al Tavolo della Moda a Roma alla presenza del ministro Urso. Nel distretto tessile di Prato la concorrenza cinese domina il pronto moda e parte della filiera; le proposte al vaglio vanno dall’introduzione di un contributo d’ingresso sui prodotti esteri a basso costo alla certificazione dei processi di filiera, per contrastare la concorrenza sleale e valorizzare le produzioni locali.
Moreno Vignolini, presidente nazionale dei Tessili di Confartigianato, definisce i risultati parzialmente positivi: si è finalmente affrontato il tema della legalità e del fast fashion, ma restano lacune sulle certificazioni obbligatorie e sulle semplificazioni burocratiche. Serve ampliare il perimetro della filiera e introdurre audit uniformi per ridurre gli oneri ripetuti sulle piccole imprese.
Dettagli operativi: il governo intende inserire il contributo d’ingresso nell’ambito della legge sull’EPR (ispirandosi al modello francese con tasse ambientali e divieti promozionali), mentre alcune proposte di certificazione sono state anticipate tramite emendamenti alla legge sulla piccola impresa. Tuttavia, gli emendamenti non includono ancora la certificazione volontaria dei tessuti e dei filati, elemento che Vignolini ritiene essenziale per una tutela piena del Made in Italy.
Tra le altre proposte, l’uniformazione degli standard di certificazione per evitare audit ridondanti e un sistema di adeguata remunerazione delle commesse che preveda agevolazioni per i committenti a fronte di compensi equi ai terzisti. Il Tavolo è aggiornato al 17 novembre.
