
Secondo Trump i componenti per i data center sono esentati dai dazi, favorendo la costruzione di infrastrutture per l’intelligenza artificiale. Ma nelle comunità locali si moltiplicano i cartelli «No Data Center»: timori per il consumo di elettricità e acqua, l’inquinamento acustico, l’opacità dei progetti e l’aumento delle bollette.
In paesi come Hobart (Indiana) i residenti vedono arrivare società-soggetto (schermi per le Big Tech) pronte a edificare complessi enormi e poco popolati, che però consumano risorse e possono trasformarsi in relitti industriali se la bolla dell’AI scoppia. Le proteste locali hanno già bloccato progetti per miliardi di dollari in più stati.
Il nodo politico: la collettività sta sovvenzionando, per omissione, l’espansione computazionale delle grandi aziende invece di farne pagare il costo ai diretti beneficiari, aggravando disuguaglianze geografiche ed economiche.
