Il Politecnico di Milano conferma progressi nell’adozione dell’economia circolare in Italia, ma sottolinea un ampio margine inespresso. Nel 2025 il beneficio stimato vale 18,3 miliardi di euro annui—in crescita rispetto al 2024—corrispondendo però solo al 15% del potenziale nazionale (119 miliardi al 2030). Per colmare il gap servirebbero risparmi aggiuntivi e investimenti molto superiori agli attuali.

Sul piano ambientale, la circolarità potrebbe ridurre le emissioni di circa 2,6 MtCO₂eq annue entro il 2030, sempre pari al 15% del possibile risparmio pieno. Dopo un rallentamento 2023–24, il Circular Economy Report 2025 registra un rinnovato slancio: il grado medio di maturità delle imprese sale a 3,1/5 (da 2,2), cresce la quota di aziende che adottano pratiche circolari e aumentano gli investimenti, benché restino limitati i progetti di grande scala.

Sondaggi su consumatori e imprese evidenziano un divario tra consapevolezza e comportamento: il 60% dichiara di conoscere la circolarità, ma l’acquisto di nuovo rimane prevalente; i giovani praticano più sharing, noleggio e acquisto di usato. Solo 1 su 4 si sente pienamente responsabile dell’impatto d’acquisto e la fiducia nelle aziende circolari è mediamente 3,3/5, indicando la necessità di maggiore trasparenza, educazione e incentivi.

Infine, le startup circolari (circa 150) sono concentrate nel Centro‑Nord, spesso ancora in fase di avvio con ricavi modesti; il finanziamento proviene soprattutto da venture capital. In sintesi: progresso e segnali positivi, ma per sfruttare appieno il potenziale occorrono investimenti rilevanti, politiche di supporto e misure per ridurre il divario tra percezione e pratica.

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