
La nuova legge italiana sulla tutela del marchio Made in Italy potrebbe valorizzare l’uso della blockchain come strumento per garantire trasparenza, unicità ed eccellenza dell’olio d’oliva italiano. L’autenticità e la tracciabilità sono cruciali, soprattutto in un contesto di controfferta di prodotti che minacciano il marchio.
L’olio extravergine di oliva italiano è caratterizzato da bassa acidità e una composizione unica di polifenoli, contribuendo alla sua qualità e ai benefici salutari. Un studio dell’Università di Pavia ha analizzato le preferenze dei giovani consumatori italiani riguardo all’extravergine tracciato tramite blockchain. Utilizzando un esperimento di scelta discreta e un sondaggio online con 245 partecipanti, i risultati indicano che i consumatori mostrano una forte preferenza per l’olio italiano certificato tramite blockchain e sono disposti a pagare un sovrapprezzo per tale tracciabilità.
Tuttavia, esistono sfide significative per l’adozione della blockchain da parte dei produttori italiani. I costi associati all’implementazione, uniti all’assenza di un quadro normativo chiaro a livello europeo, rendono difficile l’adozione, soprattutto per le piccole e medie imprese. L’integrazione della blockchain con i sistemi esistenti presenta anche complessità, data la bassa comprensione della tecnologia nel settore. Inoltre, l’infrastruttura digitale attuale può non essere adeguata per gestire i dati complessi e voluminosi della filiera dell’olio extravergine di oliva.
Infine, la gestione ottimale degli oliveti per la produzione di crediti di carbonio ha portato a significativi benefici per le aziende olivicole, evidenziando opportunità di redditività nel lungo termine.
