Sanità

 

Un innovativo studio pubblicato sul Journal of Perinatology esplora l’uso dell’intelligenza artificiale come strumento predittivo per ottimizzare l’alimentazione dei neonati prematuri. Questo progetto è frutto della collaborazione tra ricercatrici della Fondazione IRCCS San Gerardo dei Tintori e del Dipartimento di Elettronica, Informazione e Bioingegneria del Politecnico di Milano. Il lavoro si concentra su uno dei momenti più critici nella cura dei neonati altamente pretermine: la transizione dall’alimentazione parenterale a quella enterale. Questa fase, vitale per la crescita e lo sviluppo, è attualmente gestita senza approcci standardizzati, il che può comportare rischi di Extrauterine Growth Restriction (EUGR) a causa di nutrienti eccessivi o insufficienti. I risultati dello studio evidenziano come un adeguato apporto di proteine e lipidi nei primi giorni di vita sia cruciale per prevedere l’EUGR. Inoltre, i ricercatori hanno suddiviso i pazienti in base a diversi profili di prematurità, rivelando che i fabbisogni nutrizionali variano significativamente tra i gruppi, aprendo la strada a una personalizzazione delle cure.

Valentina Bozzetti afferma che la crescita nei neonati prematuri non è solo un dato quantitativo, ma ha implicazioni durature sullo sviluppo neurocognitivo. Studiare la transizione nutrizionale significa non solo aumentare la crescita ma anche sostenere la qualità dello sviluppo. Maria Luisa Ventura sottolinea l’importanza di un “mare di dati” provenienti da oltre mille cartelle cliniche elettroniche, rendendo l’analisi di queste informazioni complessa ma fondamentale. L’uso dell’intelligenza artificiale permette di integrare dati clinici vari e di trasformarli in strumenti utili per la ricerca. La professoressa Simona Ferrante aggiunge che la connessione tra competenze metodologiche e conoscenze cliniche è ciò che rende i modelli non solo accurati ma anche utili nella pratica clinica. Infine, Linda Greta Dui conclude che gli approcci sviluppati non intendono sostituire il giudizio clinico, ma piuttosto fornire strumenti utili per anticipare le necessità dei singoli pazienti, orientando così strategie personalizzate per affrontare la complessità della prematurità.

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