
Per il Made in Italy, la crescita si fonda su accordi commerciali solidi, organismi multilaterali rafforzati e una difesa rigorosa del marchio contro l’Italian sounding, come evidenziato dalla 13ª edizione di “Esportare la Dolce Vita”, un rapporto del Centro Studi di Confindustria in collaborazione con SACE e altri enti; presentato a Prato, il report analizza il comparto Bello e Ben Fatto (BBF), generando oltre 170 miliardi di euro di beni di alta qualità simbolica e identitaria, con un potenziale di 27,6 miliardi di euro di export concentrato in mercati maturi come Stati Uniti, Germania e Francia, mentre nei mercati emergenti, come Cina e Emirati Arabi Uniti, è stimato un potenziale di 8,2 miliardi di euro; per valorizzare il Made in Italy, Barbara Cimmino, vicepresidente di Confindustria, suggerisce una strategia multilivello che prevede il potenziamento degli accordi di libero scambio, essenziali per l’industria italiana, solidificando l’accesso a mercati strategici e garantendo una reputazione di qualità e creatività; Fabia Romagnoli, presidente di Confindustria Toscana Nord, ha sottolineato come il territorio rappresenti un’eccellenza dell’export italiano, con settori come moda e farmaceutica, enfatizzando l’importanza di continuare a incentivare la competitività; il rapporto indica anche come l’innovazione e l’uso delle piattaforme digitali possano aprire nuove opportunità, essendo l’intelligenza artificiale un elemento fondamentale per ottimizzare i processi e garantire una reattività globale, e sottolinea la necessità di proteggere il marchio Made in Italy dalla contraffazione per preservarne il valore sui mercati internazionali.
