Le dichiarazioni del Presidente Cav. Uff. Riccardo Di Matteo e del Segretario Generale Commendatore Dott. Michele Grillo nel 34° anniversario della strage di via D’Amelio.
Roma, 19 luglio 2026 – In occasione del 34° anniversario della strage di via D’Amelio, l’APAMRI – Associazione Parlamentare di Amicizia con gli Insigniti al Merito della Repubblica Italiana – rende omaggio alla memoria del giudice Paolo Borsellino e degli agenti della sua scorta, rinnovando il proprio impegno nella difesa della legalità, della giustizia e dei valori costituzionali.
Le dichiarazioni dei vertici APAMRI
Il Presidente dell’APAMRI, Cav. Uff. Riccardo Di Matteo, ha dichiarato:
«Ricordare Paolo Borsellino significa non solo onorare un eroe della Repubblica, ma rinnovare ogni giorno quel patto di fedeltà allo Stato che accomuna tutti gli Insigniti al Merito della Repubblica Italiana. Come ha ricordato il Ministro della Giustizia Carlo Nordio, la sua memoria è impressa nei nostri cuori in modo indelebile. Borsellino e gli uomini e le donne della sua scorta ci hanno insegnato che la legalità non è un concetto astratto, ma un dovere civile da difendere con coraggio, anche a costo della vita.»
Il Segretario Generale dell’APAMRI, Commendatore Dott. Michele Grillo (Presidenza del Consiglio dei Ministri), ha aggiunto:
«Il sacrificio di Paolo Borsellino e dei cinque agenti della scorta – Emanuela Loi, Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina e Vincenzo Li Muli – rappresenta una ferita ancora aperta per il nostro Paese, ma anche una luce che continua a guidare le nuove generazioni. Facciamo nostro l’appello lanciato da Antonino Caponnetto: la lotta alla mafia che Borsellino ha combattuto deve diventare l’impegno quotidiano di ciascun cittadino. L’APAMRI continuerà a promuovere questi valori in ogni sede istituzionale.»
Il sacrificio di Paolo Borsellino
A trentaquattro anni dalla sua uccisione, Paolo Borsellino resta uno dei simboli più alti della lotta alla criminalità organizzata e della difesa dello Stato di diritto. Insieme a Giovanni Falcone ha incarnato un modello di magistratura fondata sul coraggio, sul senso del dovere e sulla ricerca della giustizia.
Dopo la strage di Capaci del 23 maggio 1992, nella quale persero la vita Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani, Borsellino era consapevole di essere il successivo obiettivo di Cosa Nostra. Nella sua ultima intervista ricordò le parole del commissario Ninni Cassarà: «Convinciamoci che siamo dei morti che camminano». Cassarà sarebbe stato assassinato il 6 agosto 1985.
Entrato in magistratura a soli 24 anni, Borsellino fu tra i protagonisti del Pool Antimafia creato da Rocco Chinnici insieme a Giovanni Falcone, Giuseppe Di Lello e Leonardo Guarnotta. Dopo l’assassinio di Chinnici nel 1983, sotto la guida di Antonino Caponnetto il gruppo proseguì il proprio lavoro fino alla storica istruttoria che portò al Maxiprocesso di Palermo.
Nel 1985 Falcone e Borsellino furono trasferiti temporaneamente all’Asinara per motivi di sicurezza, dove completarono la monumentale ordinanza di rinvio a giudizio del Maxiprocesso. Celebrato nell’aula bunker dell’Ucciardone a partire dal 10 febbraio 1986, il procedimento segnò una svolta decisiva con centinaia di condanne inflitte ai vertici di Cosa Nostra.
La strage di via D’Amelio
Il 19 luglio 1992, appena 57 giorni dopo la strage di Capaci, alle ore 16:58 una Fiat 126 imbottita con circa 90 chilogrammi di esplosivo devastò via D’Amelio a Palermo, dove il magistrato si era recato per far visita alla madre. Nell’attentato persero la vita Paolo Borsellino e i cinque agenti della scorta. Altre ventiquattro persone rimasero ferite.
Pochi giorni prima di essere assassinato, durante una manifestazione in memoria di Giovanni Falcone, Borsellino affidò al Paese quello che oggi è considerato il suo testamento morale:
«La lotta alla mafia, il primo problema da risolvere nella nostra bellissima e disgraziata terra, non deve essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale che coinvolga tutti, che ci spinga a fare il nostro dovere, nella consapevolezza che si può cambiare.»
Con questo messaggio, l’APAMRI rinnova il proprio impegno affinché il sacrificio di Paolo Borsellino e dei servitori dello Stato caduti nella lotta alla mafia continui a rappresentare un patrimonio morale e civile per l’Italia e un esempio per le future generazioni.


