
Biometano e idrogeno emergono come pilastri necessari per la transizione verso un sistema a basse emissioni, complementari all’elettrificazione e utili a valorizzare le infrastrutture esistenti. Offrono soluzioni pratiche dal recupero di rifiuti organici al biometano alla produzione di idrogeno rinnovabile per ridurre la dipendenza energetica e conseguire gli obiettivi di decarbonizzazione.
Il biometano, immediatamente utilizzabile nelle reti del gas, sostiene l’economia circolare ed è favorito da incentivi recenti, ma la sua produzione prevista rischia di restare insufficiente rispetto agli obiettivi al 2030 senza ulteriori interventi. L’idrogeno, soprattutto nella versione verde, rappresenta una risposta strategica per i settori difficili da elettrificare, ma necessita di costi più bassi, incentivi mirati e una rete infrastrutturale adeguata elementi sui quali sono attesi provvedimenti normativi.
Dal punto di vista regolatorio, l’Europa definisce gli obiettivi generali mentre gli Stati membri declinano le misure: in Italia il PNIEC fissa target ambiziosi per biometano e idrogeno al 2030, mentre l’estensione del sistema ETS al settore civile (ETS2) dal 2027 inciderà sui costi energetici finali.
Le prospettive industriali passano anche da progetti concreti, come il corridoio idrogeno-ready previsto dal SoutH2 Corridor e il polo Hynego (100–300 MW) per idrogeno verde a Priolo, che mostrano come biometano e idrogeno possano agire in sinergia per decarbonizzare industrie, mobilità e servizi di rete. Per realizzare questo potenziale servono continuità di politiche, incentivi alla domanda e investimenti infrastrutturali.
