
La doppia transizione unisce digitale ed ecologico in un unico percorso di trasformazione, dove tecnologie avanzate e sostenibilità si alimentano a vicenda per rendere l’economia più innovativa e meno impattante sull’ambiente.
La transizione ecologica mira a ridurre emissioni e consumo di risorse, proteggere biodiversità e diffondere energie rinnovabili; la transizione digitale riguarda l’introduzione di automazione, IA, IoT, cloud, blockchain e simili per riprogettare processi e modelli produttivi. Insieme, rendono più efficaci le soluzioni energetiche e creano nuove opportunità di sviluppo.
Il nodo principale è il mismatch di velocità e competenze: la digitalizzazione corre più rapida ma genera domanda immediata di skill specializzate, mentre la green transition richiede infrastrutture, investimenti e tempi più lunghi. Inoltre la tecnologia stessa ha un impatto ambientale (data center, produzione e smaltimento dei dispositivi), rendendo necessari approcci “green digital”.
Per l’Italia la sfida è soprattutto formativa. Mancano figure con competenze digitali e green: meno della metà della popolazione ha skill digitali di base, le discipline STEM sono poco diffuse e la formazione continua è sotto la media europea. Strumenti efficaci come gli ITS restano sottoutilizzati nonostante gli esiti occupazionali positivi.
L’intelligenza artificiale generativa può sostenere produttività e mitigare la contrazione della forza lavoro, ma richiede competenze trasversali nuove. Senza investimenti sistemici in formazione continua e reskilling, si rischia una polarizzazione tra chi padroneggia le tecnologie e chi ne resta escluso.
Le proposte avanzate da ANIE prevedono un piano nazionale di competenze fondato su collaborazione pubblico‑privato: promozione delle carriere tecniche, integrazione ITS‑università, programmi di reskilling rivolti a PMI, internazionalizzazione dei talenti e hub formativi avanzati. Il capitale umano deve essere considerato un’infrastruttura strategica: solo un patto duraturo tra imprese, istituzioni e mondo della formazione può colmare il gap e guidare con successo la doppia transizione.
