
Nel 2025 l’export italiano di mobili verso gli USA registra una flessione significativa (intorno al -9%): dopo le prime minacce sui dazi, le vendite di cucine, arredi per il bagno e imbottiti sono già in calo e rischiano di subire un contraccolpo ben più pesante con gli aumenti tariffari annunciati dall’amministrazione Trump (fino al 50% su alcune categorie).
Il caos regolatorio e l’incertezza sulle modalità di applicazione — date di entrata in vigore rimandate, aliquote variabili per paesi e prodotti, e l’inclusione di componenti oltre ai prodotti finiti — stanno aggravando l’impatto economico più della semplice misura tariffaria. Le prime ripercussioni sono visibili: diminuiscono gli ordini anche dalla clientela alta e il contract (hotel, uffici) — principale voce di valore delle esportazioni — è particolarmente vulnerabile perché i dazi finiscono per essere assorbiti dal committente americano.
Le associazioni di categoria USA e italiane (tra cui la potente American Home Furnishings Alliance e la NKBA) denunciano l’incertezza e ne evidenziano gli effetti negativi su prezzi, inflazione e catene di fornitura: molte produzioni italiane dipendono da semilavorati esteri, rendendo inefficace qualsiasi protezionismo improvvisato. Infine, la possibilità di riconquistare rapidamente quote su altri mercati è remota, vista la presenza di barriere doganali elevatissime in potenziali sostituti come Brasile e altri paesi.
