ROMA – I nomi di Rosario Livatino, Antonino Saetta e Gaetano Costa per ricordare che la legalità non è un principio astratto, ma una scelta concreta che, in alcuni casi, può avere un prezzo altissimo.

È questo il significato del Premio Internazionale Livatino-Saetta-Costa all’Impegno Sociale, che si è svolto a Palazzo Valentini, a Roma, riunendo magistrati, vertici delle Forze armate e di polizia, rappresentanti delle istituzioni e del mondo dell’informazione.

L’iniziativa è stata organizzata dal comitato d’onore per il Lazio, presieduto dal col. dott. Angelo Jannone, presidente di Caccia Residenze Group, e patrocinata da APAMRI – Associazione Parlamentare di Amicizia con gli Insigniti al Merito della Repubblica Italiana, da Sinergitaly, presiedute dal Cav. Uff. Riccardo Di Matteo, dalla Fondazione Valori d’Italia, presieduta dal Commendatore Dott. Michele Grillo e dalla rivista Articolo 9 del gruppo Tailorsan, con il direttore Paolo Cento.

Numerose le autorità presenti alla cerimonia, tra cui il Comandante Interregionale dei Carabinieri, Generale di Corpo d’Armata Aldo Iacobelli, che ha premiato il Questore di Roma Roberto Massucci, il Questore di Foggia Alfredo Fabbrocini tra i premiati, il Sottocapo di Stato Maggiore dell’Esercito, Generale di Corpo d’Armata Salvatore Cuoci, e il Prefetto di Roma Lamberto Giannini, il Generale di C.A. Pasquale Lavacca, il Dott. Stefano Amore Magistrato.

Tra i premiati figurano:

  • Lgt Luciano Masini

  • Dottoressa Elisabetta Garzo, già Presidente del Tribunale di Napoli

  • Roberto Galli

  • Commissario Vincenzo Federico

  • Agente scelto Eugenio Nardelli

  • Capitano Alessandro Giuliani

  • Don Vito Miracapillo

  • Dottoressa Gaetana Natale, Avvocato dello Stato

  • Benito Bruno, presidente dell’associazione Passo dopo Passo

  • Dottoressa Annalisa Imparato, Magistrato

  • Primo graduato Alessio Balzanella, Esercito Italiano

  • Brigadiere Denis Ceccato, Arma dei Carabinieri

  • Dott. Massimo Gambino, Questore di Torino

  • Gli attori Salvatore Ficarra e Valentino Picone

  • Dott. Roberto Pennisi (ha ritirato il premio il fratello avv. Alfio Pennisi)

  • Tenente Colonnello Stilian Cortese, Guardia di Finanza

  • Colonnello Giuseppe De Donno, Arma dei Carabinieri in congedo

  • Dott. Cristiano Laurenti, dirigente Polizia Penitenziaria

  • Il giornalista e conduttore RAI Domenico Iannacone

  • Il Generale del Ruolo d’Onore Paralimpico Roberto Como

  • Il magistrato Valerio De Gioia

La cerimonia è stata condotta dalla vicedirettrice del Tg2 Maria Antonietta Spadorcia, in un clima caratterizzato da numerosi momenti di forte emozione.

Particolarmente toccante la lettura della motivazione del riconoscimento conferito al Luogotenente dei Carabinieri Carlo Piazzolla, protagonista lo scorso anno a Molfetta di un intervento contro un rapinatore armato di kalashnikov e non ancora completamente ristabilitosi dalle gravissime ferite riportate con la raffica esplosa dal criminale.

Altro momento di grande intensità è stato quello dedicato al Luogotenente Luciano Masini. Nella notte tra il 31 dicembre 2024 e il 1° gennaio 2025, a Villa Verucchio, il militare intervenne contro il 23enne egiziano Muhammad Abdallah Abd Hamid Sitta, che aveva già accoltellato quattro persone, esplodendo il colpo che ne provocò la morte.

«Non deve accadere più che chi fa il proprio dovere debba soffrire due volte, sopportando anche l’onta di un anno da indagato», ha affermato il presidente del Comitato d’Onore, colonnello Angelo Jannone, richiamando il tema della tutela di chi interviene nell’adempimento del proprio dovere.

Parole richiamate anche in occasione del riconoscimento al colonnello Giuseppe De Donno, premiato dall’avvocato Fabio Trizzino del comitato d’onore, genero di Paolo Borsellino. De Donno, già stretto collaboratore di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e tra i protagonisti delle indagini confluite nel rapporto Mafia e Appalti, ha attraversato, insieme al generale Mario Mori, un lungo calvario giudiziario.

Ampio spazio è stato dedicato anche al giornalismo d’inchiesta e al giornalismo praticato sul campo. Tra i premiati Piergiorgio Giacovazzo, inviato del Tg2 in Ucraina, Giusy Criscuolo, inviata Mediaset, Domenico Iannacone e Andrea Iacomini, portavoce di UNICEF Italia, premiato dalla dottoressa Alessandra D’Alessio.

Il Presidente di APAMRI e di Sinergitaly, Cav. Uff. Riccardo Di Matteo, membro del Comitato d’Onore, ha sottolineato il valore civile della manifestazione:

«Questi premi non sono soltanto riconoscimenti personali, ma rappresentano un segnale rivolto all’intera società. Sono un modo per dire grazie a donne e uomini che, attraverso il proprio lavoro, contribuiscono quotidianamente alla sicurezza, alla giustizia, alla libertà e alla crescita civile del nostro Paese».

Il Dott. Michele Grillo, della Presidenza del Consiglio dei Ministri e membro del Comitato d’Onore, ha sottolineato il valore della memoria:

«Ricordare Livatino, Saetta e Costa significa assumersi una responsabilità verso le nuove generazioni. La memoria non può essere soltanto commemorazione: deve diventare impegno quotidiano, cultura della legalità e rispetto delle istituzioni. Attraverso questo Premio vogliamo dare voce a chi, nel proprio ambito professionale e civile, continua a servire il Paese con serietà, sacrificio e senso del dovere».

Sul fondo, per tutta la mattinata, sono rimasti idealmente presenti tre volti e tre nomi: Rosario Livatino, Antonino Saetta e Gaetano Costa.

Magistrati uccisi dalla mafia, ma soprattutto simboli di un’idea semplice e ancora attuale: servire lo Stato significa assumersi una responsabilità. Una responsabilità che, come ha ricordato l’avv. Trizzino, non deve lasciare solo chi decide di assumersela, come accaduto ai magistrati uccisi e spesso lasciati soli propri dagli stessi colleghi.

Ma anche magistrati isolati pur essendo loro riconosciuti grandi meriti e risultati concreti e pur avendo seriamente rischiato per anni gravi attentati. Come il dott. Roberto Pennisi, morto lo scorso anno per una grave forma di leucemia, a cui il comitato ha voluto riconoscere un premio alla memoria ritirato da suo fratello, l’avvocato Alfio Pennisi. Anni fa era stato sventato un piano criminale di sequestrarlo per indurre Pennisi a fermare le sue indagini sulle famiglie della piana di Gioia Tauro.

Il Premio Livatino-Saetta-Costa vuole dunque essere non soltanto un riconoscimento, ma un momento di riflessione civile e istituzionale, affinché il sacrificio di chi ha servito il Paese continui a rappresentare un punto di riferimento per le generazioni presenti e future.

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