
Le energie devono diventare più sostenibili: va archiviato l’uso massiccio di combustibili fossili, oggi responsabili dell’80% del consumo energetico, e invertita la tendenza.
Il tempo per limitare il riscaldamento a +1,5 °C entro il 2030 è poco e le politiche attuali non bastano. Gianluca Ruggeri e Giorgio Vacchiano, intervenuti al dibattito “Una mappa per la transizione ecologica”, hanno sottolineato l’urgenza di sostituire carbone, petrolio e gas con elettricità prodotta da fotovoltaico ed eolico.
Numeri chiari: tre quarti delle emissioni climalteranti derivano dai fossili; le ricadute negative di carbone, petrolio e gas sulla salute, sul territorio e sulla biodiversità sono centinaia di volte superiori a quelle delle rinnovabili. In Italia il fotovoltaico è cresciuto molto tra il 2008 e il 2014 ma da allora la progressione è rallentata; per raggiungere gli obiettivi servirebbe un’accelerazione drastica (da valori attuali a circa il 39% in cinque anni, secondo Vacchiano).
La transizione è inevitabile ma ostacolata da problemi tecnici, normativi e sociali: dipendenza dalle importazioni, regole che cambiano con frequenza, sottovalutazione di soluzioni come l’agrivoltaico (che offre ombreggiamento benefico e minori bisogni d’irrigazione) e la necessità di diffusione capillare di tecnologie come le pompe di calore.
Sul nucleare i due esperti sono cauti: non sono contrari in linea di principio, ma ritengono che reattori di ultima generazione siano ancora troppo incerti, lenti e costosi per essere la soluzione principale; potranno al più contribuire per una quota limitata (circa il 10%). Rimandare l’azione è pericoloso: senza interventi rapidi i danni economici e ambientali saranno enormi (fino a 100.000 miliardi di dollari e un aumento del livello del mare di circa 45 cm entro il 2100).
