Interviste a cura del Direttore della testata, Cav. Riccardo Di Matteo – Il 22 e 23 marzo saremo chiamati a votare per il referendum sulla giustizia 2026, un referendum costituzionale che la cronaca definisce, per semplicità, “per la separazione delle carriere” tra giudici e pubblici ministeri.  Con l’avvicinarsi del referendum della Giustizia, questa testata vuole condividere con i propri lettori due opinioni politiche differenti attraverso le interviste all onorevole Giorgio Lovecchio (Forza Italia) e a Carla Giuliano (Movimento 5 Stelle) che riportiamo integralmente qui sotto.

Intervista all’onorevole Giorgio Lovecchio:

«E’ un momento storico per completare il progetto liberale di Silvio Berlusconi, diretto a garantire un processo equo e la terzietà del giudice. È una battaglia non solo sulla Giustizia ma per la Giustizia. Le ragioni del SI hanno l’obiettivo di evitare che chi accusa e chi giudica appartengano allo stesso corpo professionale. Votare SI consentirà l’istituzione di due distinti Consigli Superiori della Magistratura, uno per la magistratura giudicante e uno per quella requirente. Questo passaggio insieme al sorteggio è ritenuto fondamentale per eliminare il sistema delle correnti e garantire un autogoverno separato. Non da meno la necessità di creare un tribunale terzo dedicato esclusivamente ai procedimenti disciplinari contro i magistrati, per assicurare maggiore trasparenza e responsabilità. Gli italiani hanno compreso che non è un voto politico, ma un voto di libertà e trasparenza». 

 

Intervista all’On. Carla Giuliano di San Severo, deputata della Repubblica, (componente della Commissione Giustizia e della Giunta per le Autorizzazioni a Procedere, tra i riferimenti nazionali del Movimento 5 Stelle nella campagna per il NO al referendum sulla riforma della giustizia):

D. Onorevole Giuliano, lei sta assumendo un ruolo di primo piano nella campagna nazionale condotta anche dal Movimento 5 Stelle per il NO al referendum sulla riforma della giustizia. Di cosa si tratta?

R.
«La campagna per il NO nasce dall’esigenza di spiegare con chiarezza ai cittadini le implicazioni reali della riforma. Non è una battaglia di bandiera, ma una battaglia di merito.
Stiamo portando la discussione nelle università, nei fori, nelle associazioni professionali e nei territori, perché le modifiche proposte incidono sull’equilibrio tra i poteri dello Stato e sulla tutela dei diritti fondamentali.
È fondamentale che il dibattito non sia superficiale né propagandistico.»

D. Qual è, in concreto, la preoccupazione principale che state sollevando nella campagna del NO?

R.
«La preoccupazione centrale riguarda l’indipendenza del pubblico ministero e il corretto funzionamento dell’autogoverno della magistratura.
La riforma, così come formulata, altera l’attuale assetto costituzionale senza fornire adeguate garanzie di autonomia. Non rafforza la giustizia: la espone al rischio di interferenze politiche.
La nostra campagna punta a far emergere questo dato, che spesso nei dibattiti sintetici non viene spiegato.»

D. I sostenitori della riforma parlano di “modernizzazione” ed “efficienza”. Perché il NO ritiene che non sia così?

R.
«Perché l’efficienza non si costruisce modificando i bilanciamenti costituzionali. L’efficienza si costruisce investendo in personale, infrastrutture digitali, formazione e organizzazione degli uffici giudiziari.
Spostare l’accento sul piano costituzionale non velocizza i processi, non riduce l’arretrato e non migliora l’accesso alla giustizia per cittadini e imprese.
Il rischio della campagna del Sì è creare aspettative non realistiche su risultati che questa riforma, nei fatti, non può garantire.»

D. In questa campagna, qual è il valore aggiunto del Movimento 5 Stelle?

R.
«Il M5S porta un contributo di coerenza. Da anni difende l’indipendenza della magistratura e il principio che la legge sia uguale per tutti, senza eccezioni né corsie preferenziali.
Nella campagna del NO stiamo coinvolgendo giuristi, magistrati, avvocati, studiosi e rappresentanze civiche, perché la tutela dell’equilibrio costituzionale non appartiene a una sola forza politica, ma alla democrazia nel suo complesso.»

D. Sta riscontrando attenzione su questo tema nei territori e negli ambienti istituzionali?

R.
«Molta. Stiamo registrando un interesse crescente anche in contesti non tradizionalmente politicizzati: ordini professionali, associazioni forensi, studenti di giurisprudenza, amministratori locali.
Quando si spiegano i contenuti concreti, emerge un timore diffuso: quello di vedere indeboliti gli strumenti che garantiscono ai cittadini la possibilità di ottenere giustizia anche nei confronti del potere.»

D. Secondo lei, qual è la riforma della giustizia che servirebbe davvero al Paese?

R.
«Una riforma non identitaria, ma strutturale, che preveda:
* incremento degli organici giudiziari;
* digitalizzazione reale dei procedimenti;
* riduzione dell’arretrato con strumenti alternativi al contenzioso;
* razionalizzazione dei tempi processuali;
* organizzazione moderna degli uffici;
* semplificazione per imprese e cittadini.

Queste sono misure che migliorano l’efficienza della giustizia senza toccare l’equilibrio costituzionale.»

D. In una battuta finale: che messaggio vuole dare ai cittadini nel contesto della campagna per il NO?

R.
«Che la giustizia non è un tema tecnico riservato agli addetti ai lavori. Riguarda tutti, perché riguarda i nostri diritti.
Il NO non è un rifiuto del cambiamento, ma la difesa di una garanzia: che la magistratura resti indipendente da chi esercita il potere politico.»


«Con il NO difendiamo un principio semplice: la giustizia deve essere libera per essere giusta. E libera significa indipendente.»

 

—— fine interviste —–

A cura del Direttore della testata Sinergitalynews.it, Cav. Riccardo Di Matteo

Lascia un commento