Serra di fiori
Serra di fiori

 

Negli ultimi cinque anni, il valore delle importazioni di piante e fiori stranieri in Italia è più che raddoppiato (+120%), raggiungendo un record di 874 milioni di euro. Questo fenomeno alimenta la concorrenza sleale nei confronti dei produttori nazionali.

Il messaggio è emerso durante il vertice della Consulta florovivaistica di Coldiretti a Roma, con la partecipazione di figure di spicco come il presidente Mario Faro e il segretario generale Vincenzo Gesmundo.

Gran parte delle importazioni a basso costo proviene dall’estero, spesso senza rispettare gli standard europei in materia di fitosanitari, tutela dei lavoratori e salvaguardia ambientale. Il 72% delle merci destinate all’Unione Europea transita attraverso l’Olanda, dove il porto di Rotterdam rappresenta un punto critico per i controlli, con molte partite che vengono “triangolate” per apparire come originarie della comunità europea. Tra i principali Paesi extra-Ue, si segnalano Cina, Thailandia ed Ecuador, soprattutto per i fiori recisi.

Il settore florovivaistico italiano, che conta 19.000 imprese su 30.000 ettari, ha un valore di 3,3 miliardi di euro nel 2024, sostenuto anche da un export di 1,3 miliardi. Questa concorrenza sleale danneggia le produzioni di qualità, sempre più sostenibili, che generano benefici per l’ambiente e la salute.

La Consulta ha lanciato un appello per l’applicazione del principio di reciprocità negli scambi commerciali, chiedendo controlli rigorosi su tutte le merci in arrivo nei porti europei. Durante l’incontro, sono stati evidenziati anche i risultati ottenuti, come l’esenzione del contributo Conai per i vasi e la valorizzazione dei materiali di risulta.

Inoltre, la Consulta ha sottolineato l’importanza dell’innovazione e dello sviluppo di soluzioni sostenibili, come l’uso di acido pelargonico per il controllo delle infestanti e vasi compostabili per ridurre l’impatto ambientale.

Il comparto deve affrontare sfide crescenti, tra cui i cambiamenti climatici, i danni da maltempo, l’aumento dei costi di produzione, la scarsità di agrofarmaci e la mancanza di manodopera qualificata.

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