Ambiente e transizione ecologica
Ambiente e transizione ecologica

 

Circa un’azienda su quattro del Made in Italy è esposta a rischi fisici legati a eventi climatici ed ambientali estremi. Questo dato emerge dallo studio Made in Italy Monitor 2025 di Cerved, che analizza il profilo di business, le performance e le prospettive delle imprese attive in questo settore rispetto al resto del sistema manifatturiero e all’economia italiana.

Il Made in Italy comprende settori fondamentali come agroalimentare, sistema moda, arredo e design, automazione e meccanica, mezzi di trasporto (inclusi automotive e nautica) e farmaceutica. Complessivamente, si contano circa 76.000 imprese che generano oltre 200 miliardi di euro di export, rappresentando il 47,2% delle esportazioni nazionali.

Nel corso del decennio, il Made in Italy ha visto una crescita del 4,3%, superando il 3,7% del manifatturiero complessivo. I settori in maggiore espansione sono stati i mezzi di trasporto e l’agroalimentare (+5%), mentre si prevedono ricavi in lieve aumento anche nei prossimi due anni (+0,2% e +1,5%).

Dal punto di vista patrimoniale e creditizio, Cerved segnala un miglioramento, con il Cerved Group Score (CGS) che indica un aumento delle imprese “sicure” dal 14,4% al 35,7%. Tuttavia, la crisi climatica rappresenta una sfida: circa un quarto delle aziende deve affrontare eventi estremi e richiederà investimenti significativi per la transizione ecologica.

Nonostante ciò, le performance ESG delle aziende del Made in Italy sono buone, con oltre il 60% che ottiene valutazioni eccellenti; il settore farmaceutico si distingue per le sue pratiche sostenibili.

Luca Peyrano, CEO di Cerved, afferma che il Made in Italy costituisce un ecosistema vitale che collega imprese, territori e persone, e che la comprensione delle sue dinamiche è fondamentale per il futuro della competitività italiana.

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