
Il recente rincaro del petrolio ha ridotto il divario di prezzo tra plastica vergine e rigenerata, offrendo un sollievo solo temporaneo a un settore strutturalmente in crisi. Plastics Recycling Europe avverte che la competitività del comparto non può dipendere dalle altalene geopolitiche, specialmente di fronte al blocco delle esportazioni di rifiuti verso i Paesi non OCSE previsto per fine 2026.
Senza un adeguato potenziamento della filiera interna, il rischio concreto è un drastico aumento di incenerimento e discarica, con pesanti aggravi economici per enti locali e sistemi EPR. Tra il 2023 e il 2025 l’Europa ha già perso un milione di tonnellate di capacità produttiva, rendendo insufficienti le tutele finora varate dalla Commissione europea.
Per salvare l’economia circolare, l’industria chiede interventi immediati e strutturali:
Target di contenuto riciclato obbligatori per i beni prodotti in Europa.
Clausole di reciprocità sulle importazioni e incentivi come l’IVA agevolata.
Eco-modulazione dei contributi e semplificazione dei criteri End of Waste.
Supporto per i costi energetici e burocrazia snella per i nuovi impianti.
Solo riforme di questa portata potranno garantire l’autonomia e la sostenibilità a lungo termine del riciclo europeo.
