Siti archeologici
Siti archeologici

 

Un modello di intelligenza artificiale sviluppato da informatici e archeologi dell’Università di Bologna ha individuato quattro siti archeologici nell’area di Abu Ghraib (Iraq) che erano sfuggiti agli studi precedenti. Pubblicata su Plos One, la scoperta si basa sull’analisi di immagini satellitari storiche del programma Corona (anni ’60).

Il modello di deep learning — spiega Marco Roccetti — ha mostrato un’accuratezza vicina al 90% nel riconoscere tracce di insediamenti da immagini satellitari e si è rivelato capace di segnalare nuovi punti di interesse archeologico, con ricadute importanti per la conservazione del patrimonio anche in paesaggi pesantemente antropizzati.

Metodo: gli archeologi combinano l’osservazione del territorio con l’analisi di fotografie aeree; il sistema dell’Università di Bologna accelera questo lavoro addestrandosi su immagini recenti ad alta risoluzione e su serie storiche pancromatiche come quelle del programma Corona. Per il test è stata scelta la pianura mesopotamica meridionale, con indagini focalizzate sul distretto di Abu Ghraib, un’area poco esplorata e fortemente trasformata dall’intervento umano.

Ruolo delle immagini Corona: le foto storiche hanno permesso di ricostruire aspetti del paesaggio ormai cancellati dalle infrastrutture e dall’agricoltura, rendendo visibili siti oggi quasi distrutti — circa la metà degli insediamenti esistenti mezzo secolo fa risulta ora quasi scomparsa. Grazie all’IA sono stati così identificati quattro nuovi insediamenti che con i metodi tradizionali sarebbe stato quasi impossibile trovare.

Impatto e limiti: l’innovazione non sostituisce il lavoro degli archeologi, che rimane centrale nella verifica sul campo; l’IA funge da potente strumento di selezione e accelerazione delle analisi, offrendo nuove prospettive di indagine e integrazione con altre tecnologie di rilevamento.

Lascia un commento